Edizione da record per Amarone Opera Prima che ha festeggiato anche i 100 anni del Consorzio Vini Valpolicella: sotto i riflettori l’annata 2020
Amarone Opera Prima 2025 è l’edizione che coincide col centenario del Consorzio Vini Valpolicella. In occasione della presentazione dell’annata 2020 del Re dei Rossi veneti, ha registrato numeri da record: 78 aziende ai banchi di assaggio, oltre 400 operatori del settore, 1500 appassionati e 106 giornalisti da 26 Paesi.
“Il successo di questa edizione, la più partecipata di sempre, conferma la centralità della Valpolicella nel panorama vitivinicolo internazionale e, al contempo il ruolo Consorzio costantemente impegnato nella gestione, promozione e tutela dei vini del territorio. In uno scenario complesso e ricco di sfide come quello attuale, la crescita delle aziende nel Consorzio e all’evento è un segnale di un nuovo capitolo per la Valpolicella che guarda coesa al futuro” commenta il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini.
Il Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella conta oltre 2400 aziende e 360 imbottigliatori in un’area produttiva estesa su 19 comuni della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino al capoluogo veneto; 8600 sono gli ettari di vigneto per un giro d’affari che supera i 600 milioni di euro, di cui più della metà riferiti all’Amarone. Insomma, i numeri sono di tutto rispetto. Secondo un’analisi dell’Osservatorio Uiv (Unione italiana vini), il re della Valpolicella chiude il 2024 a -2% sull’anno precedente ma con un recupero del 9% nel secondo semestre. Un dato significativo, considerata la crisi delle più importanti tipologie di vini rossi a livello globale. Secondo l’analisi voluta dal Consorzio, il futuro della denominazione – e del suo vino di punta – deve concentrarsi su una maggior segmentazione, individuando target e posizionamenti diversi. Marchesini evidenzia come sia fondamentale puntare sempre più sul “brand Verona” legato all’Amarone che non dovrà snaturare se stesso, ma “avere ben chiari i propri obiettivi di posizionamento di vino icona, presso un pubblico principalmente composto da consumatori in età matura e un reddito saldamente superiore ai 100 mila dollari” sottolinea il presidente. Il che va decisamente in controtendenza ai dati di calo di consumo di vino tra i giovani (non ultimo, i prezzi elevati di certe bottiglie, per l’appunto) ma va anche detto che non sono solo certi vini italiani ad essere poco accessibili alle nuove generazioni o a chi non ha intenzione o possibilità di investire in etichette pregiate, visto che moltissime tra le bottiglie più iconiche (e quindi costose) del panorama vinicolo globale arrivano da Francia e nuovo mondo. Vediamo come se la caverà l’Amarone seguendo questa strada.
La 2020
Sabato 1 febbraio la sala degustazione con servizio sommelier, allestita come di consueto al primo piano del Palazzo della Gran Guardia, in piazza Bra a Verona, ha visto protagonista l’annata 2020.
Sulla base degli asssaggi effettuati (alla cieca, per mia scelta e per la massima obiettività di valutazione) su circa la metà dei campioni disponibili, sono emerse molte differenze nei calici. Alcuni vini ancora in affinamento in botte si sono rivelati particolarmente acerbi: forse sarebbe stato meglio evitare di presentarli, laddove risulti davvero complesso poter dare una valutazione “in prospettiva”, anche per il degustatore più navigato. Mediamente l’annata degustata evidenzia alcuni squilibri gustativi da riferire spesso agli elevati tenori alcolici (oltre 16 gradi quasi tutti) non in secondo piano. Una 2020 ad oggi meno compiuta e bilanciata rispetto alla precedente 2019 anche se, a livello generale, riconferma la tendenza della denominazione a guardare – almeno a livello di bevibilità – verso vini che possono essere più godibili anche in giovane età, con estrazioni e concentrazioni meno marcate e una snellezza di sorso più accattivante, senza snaturare il timbro dell’Amarone classico.
Tra le referenze già in bottiglia, molte non ancora disponibili in commercio, sono emerse molto bene quelle dalla Valpantena, zona relativamente più “giovane” in termini di tempo, ammessa alla produzione di Amarone. Posizionata in area collinare ad altitudini diverse dalle zone “classiche” della Valpolicella, racconta di vini più sottili, precisi e gradevoli senza perdere di vista l’identità della denominazione.
Da evidenziare tra gli assaggi dell’annata 2020:
- Tezza Viticoltori in Valpantena racconta di un frutto scuro maturo e una nota tostata affumicata sottile. In bocca prevalgono la materia prima e una sfumatura floreale con un piacevole e lungo finale agrumato. Schietto e godurioso.
- Corte Figaretto – Brolo del Figaretto Valpantena bel mix floreale tra fiori freschi ed essiccati. All’ agrume rosso maturo e la sua scorza gli corrisponde un sorso intrigante e succoso, ancora agrumi e tabacco in chiusura. Coerente e preciso.
- Sorìpa – i frutti rossi croccanti fanno da apripista insieme a note fresche di erbe aromatiche. In bocca è piacevolmente rotondo e bilanciato su una scia tostata golosa.
- Monteci – dal color rubino con riflessi ancora porpora arrivano accenni fumé, fiori scuri appassiti e un ricordo di frutti di bosco. In bocca tende ad evidenziare note di spezie scure e una buona freschezza finale. Dinamico e saporito.
- Albino Armani Cuslanius Riserva – freschissimo di frutti rossi e note di rosmarino. La bocca si fa più avvolgente e leggiadra con un’acidità molto gradevole e un finale più morbido e compiacente. Generoso e pericoloso!
- La Collina dei ciliegi – inizialmente timido al naso, si apre poi in un sorso fresco, dritto e snello, buono il finale morbido e avvolgente Pieno e voluminso nella sobria trama tannica.
- Fattori Col di Bastia – spicca un bel frutto rosso fresco con accenni speziati, in bocca è sapido e snello, torna il frutto croccante su un gradevole chiusura di erbe officinali.
- Ca’ Rugate – ricorda la caramella dura alla fragola, preciso su succosità e frutto in primo piano. Sorso scattante che invita alla beva.
- Sabatini – dal rosso rubino pieno e fitto, emerge un intenso bouquet di frutti neri maturi, rabarbaro e toni balsamici; bocca ampia e fresca, tornano i frutti neri e una bella struttura finale con tannini vivaci. Elegante e corposo.
- Massimago Conte Gastone (migliore assaggio in assoluto) – ha tutto: il rosso fresco di bosco, il guizzo agrumato fresco, una bocca super vivace e croccante, snellezza di beva e lungo nel finale sapido con tocco speziato in un corpo tonico equilibrato.
- Montresor – Punta tutto su fragoline e lamponi, unite ad un tocco lieve di vaniglia e una freschezza di beva per un sorso verticale e succulento. Giovane e divertente
Tra i banchi di asssggio alla presenza dei produttori, degustando annate meno recenti, non sono mancate piacevoli sorprese tra realtà piccole della denominazione, che stanno emergendo piano piano e che vanno tenute d’occhio, così come si confermano le certezze da cantine che sottolineano, con costanza, la loro grande qualità.
Piccoli produttori da tenere d’occhio:
- La Dama
- Bronzato
- Piccoli
- Sorìpa
Le certezze
- Bertani
- La Collina dei Ciliegi
- Secondo Marco
- Marion
- Fasoli
- Santa Sofia
- Farina















