Vite in Riviera: la Liguria di Ponente unita per crescere

La Liguria di Ponente, unita nell’associazione di imprese “Vite in Riviera”, dimostra che fare squadra è fondamentale per crescere

La Riviera ligure di Ponente, una striscia di terra ricca di colline nella parte ovest della Liguria che guarda alla Francia, respira il mare a sud e si fa abbracciare dalle Alpi a nord. In mezzo a questo panorama da cartolina, la coltivazione di vite e ulivi la fanno da padrone, rifocillando residenti e visitatori con prodotti di eccellenza dai profumi e sapori assoluti, patrimonio di un immenso valore territoriale e nazionale.

Arrivare ad Albenga a inizio luglio, in una luminosa e azzurra giornata di sole, riconnette gli animi con la Natura. L’odore di salmastro accarezza la pelle e la luce del mare predispone un clima rilassato e accogliente, alleggerito da un brezza marina impagabile. Passeggiando sul lungomare si viene anche avvolti da folate di basilico profumatissimo, che sembra volerti rimarcare, con tutta la sua intensità, che ti trovi in Liguria.

In questa cornice da favola, si fa strada il duro lavoro dei produttori di Vite in Riviera: l’associazione, costituita da 25 imprese vitivinicole e olivicole, è nata nel 2015 ed ha come obiettivo quello di tutelare, valorizzazione e promuovere i prodotti tipici del territorio del Ponente Ligure.

 

Per quanto riguarda olive e olio, sotto la DOP Riviera Ligure di Ponente/Riviera del Ponente savonese troviamo l’Olio Extravergine di Taggiasca e l’Olio Extravergine di Pignola. Due gioielli da tutelare e promuovere con cura!

Relativamente a vitigni e vini, le denominazioni del Ponente sono rappresentate dalla DOC Riviera Ligure di Ponente con Vermentino, Pigato e Moscatello di Taggia per i vini bianchi, il Rossese di Dolceaqua (o DOC Dolceacqua) – quest’ultima è stata, tra l’altro, la prima DOC della Liguria – e la Granaccia (o Cannonau di Sardegna) per i rossi. La DOC Pornassio o Ormeasco di Pornassio tutela l’Ormeasco (Dolcetto) e l’Ormeasco Sciac-trà, che in dialetto ligure significa “schiaccia e tira via”, riferito all’azione rapida di pigiare l’uva e togliere il liquido velocemente, senza sosta sulle bucce, per ottenere il vino rosato (da non confondere con lo Sciacchetrà – scritto con il “che” – prodotto in provincia di La Spezia, che è il vino bianco passito dolce). Sotto il cappello IGT Colline Savonesi troviamo la Lumassina tra i bianchi e ancora la Granaccia e IGT Terrazze dell’imperiese.

Qualche dato per meglio inquadrare territorio e produzione.

La produzione complessiva annua dei soci di Vite in Riviera si aggira su 1.300.000 bottiglie per 150,50 ettari vitati e raccoglie circa il 70% di tutta la produzione del Ponente. Tutta la Liguria insieme rappresenta lo 0.4% della produzione di vino nazionale. Tra i soci, anche una cooperativa agricola che conta 200 conferitori (Viticoltori Ingauni). Mediamente, un’azienda di zona produce 30/35 mila bottiglie: chi arriva a 60mila è considerato nella fascia “grande produzione”. Molte imprese sono a conduzione familiare, possiedono piccole parcelle con vigne che raramente arrivano a 1 ettaro (0,5 è la normalità). Già 2/3 dei produttori della reta esporta il proprio vino all’estero per un percentuale che va tra il 10 e il 50%.  I paesi di punta sono nel nord Europa (Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, Irlanda) oltre a USA, Germania, Regno Unito, Svizzera e Giappone. Il volume d’affari annuo è pari a circa 10 milioni di euro. Insomma, numeri imporanti per una fetta di terra molto piccola.

Vite in Riviera ha svolto in passato ed ha in programma numerose attività per la promozione dei propri vini e del territorio: grazie ai contributi PSR, nel 2019 sono stati investiti oltre 200k euro, coperti anche in parte dagli investimenti delle aziende socie. Le attività sono molteplici, dallo stand a Vinitaly, agli eventi sul territorio come”Le prime di Vite in Riviera” 10/15 gg prima di Vinitaly, in anteprima esclusiva, assaggi di prove da botte, ecc. organizzati all’enoteca regionale e fuori (Città del vino in giro per l’italia), Golosaria a Milano per 2 anni e altre iniziative.

Vite in Riviera ha l’onere e l’onore di gestire l’Enoteca Regionale della Liguria per la provincia di Savona, che è stata costruita e realizzata dal Comune di Ortovero, e che è la sede di accoglienza dell’associazione. Qui abbiamo potuto fare un’ampia panoramica di assaggi sui vini delle denominazioni di Ponente, guidati dalla voce di Massimo Enrico, presidente di Viticoltori Ingauni, che va dal Finalese, all’Albenganese fino al territorio di Diano Marina, mentre l’entroterra riguarda in parte la Valle del Lerrone e soprattutto la Valle Arroscia risalendo da Albenga fino al comune di Pornassio passando per Ortovero.

Massimo ci racconta delle enormi difficoltà che la viticoltura del Ponente deve affrontare ogni anno: a fine agosto quasi tutta la produzione dei vini bianchi è già esaurita, a distanza di pochi mesi dalla messa in commercio dei vini. Questo non mette di buon umore gli importatori che non amano dover cambiare referenza nel corso dell’anno per dover rifornire i propri clienti. Oltretutto, va da sé che pochissime di queste bottiglie varcano il confine regionale. C’è da dire però che i ristoratori liguri, negli anni, stanno via via abbandonando i vini “da prezzo” comprendendo il potenziale di quelli locali e preferendoli sempre di più (prezzo medio a bottiglia di Vermentino e Pigato salito a 26/28 euro da 20/22 precedenti). L’interesse del canale horeca verso i vini liguri non era mai stato così elevato finora, tanto che il segno + 60% sul fatturato primi 5 mesi 2022 lascia sbalorditi (al netto del 20% circa dell’invitabile ritocco dei listini dovuto all’aumento materie prime). Rosati e bollicine – charmat e metodo classico – sono una tendenza in costante aumento.

Il problema, grosso, è costituito dalla mancanza quasi totale di dialogo con le Istituzioni e dalla politica di assegnazione dei diritti di impianto, che al momento non è utile a nessuno. La distribuzione avviene a livello totale nazionale da Roma ma la Liguria non riesce a competere, dati i numeri limitatissimi di ettari a disposizione rispetto a macro regioni come Veneto o Piemonte. Il concetto di voler accontentare tutti non funziona a prescindere perché se un produttore fa una richiesta di superficie di un ettaro che ha a disposizione per un nuovo impianto e gliene viene assegnato solo una parte, viene meno l’economicità di impresa dati gli elevati costi di produzione, del personale specializzato. ecc. I produttori chiedono di avere una fofografia reale di quella che è la situazione attuale dei terreni. E’ necessaria una revisione del catasto vitivinicolo per verificare quali zone siano effettivamente destinate a vigneto, oggi. Solo così sarà possibile sviluppare la produzione e permettere alle aziende di crescere, spingendo anche la crescita del territorio.

Ma vediamo gli altri assaggi.

L’azienda Sommariva, biologica dal 1972, è capitatana da Agostino e la figlia Alice e produce da oltre 106 anni olio extra vergine da cultivar autoctoni e altre golose specialità come pesto, salse e creme, conserve, condimenti, pasta, marmellate ecc. All’interno del negozio,  situato nei locali del frantoio nelle vecchie mura di Albenga, si trova anche il Museo Sommariva “Civiltà dell’Olio” fortemente voluto dalla famiglia. Il museo ricostruisce le tappe del lavoro dell’uomo nei secoli sulla lavorazione dell’olio e del vino attraverso la storia di uno dei lavori più antichi e importanti della regione Liguria.

Presso l’enoteca regionale, a Ortovero appunto, abbiamo potuto degustare un buon numero di vini delle varie denominazioni del Ponente. Ciò che è emerso è l’ascesa verso la qualità che i produttori stanno perseguendo senza soluzione di continuità, credendo fortemente nel proprio potenziale e avendo consapevolezza che l’unione fa la forza e che insieme si arriva più lontano. Per macroaree, troviamo differenti tipologie di caratteristiche dei vini, in base ai terreni:

  • ALBENGA profumi e aromi – terreno alluvionale sabbioso
  • ORTOVERO consistenza, struttura – argilla, ciottoli
  • RANZO medio corpo e aromi – argilla bruna, ossidi di ferro

Il Pigato, da sempre considerato secondo al più affermato e famoso Vermentino, sta guidando invece l’ascesa dei vini bianchi del Ponente: tra i numerosi assaggi, infatti, è risultato in molti casi ben più di una spanna sopra dimostrandosi saporito e cremoso, a tratti anche voluminso, intenso di erbe aromatiche profumatissime, dal sorso teso e sapido, con rimandi di pietra bagnata e dal grande potenziale di invecchiamento, grazie alla instancabile acidità che lo accompagna. Si dice abbia lo stesso DNA del Vermentino, il cui clone ha preso una sua originalità ed è improprio dire che siano la stessa cosa. Un nome tra tutti? Az. Agricola Ramoino Pigato 2021 

Proseguendo nei vari momenti di assaggi, meritano un plauso i vini di Biovio prima azienda certificata biologica in Liguria, produttrice anche di piante aromatiche, maestri dell’ospitalità nel loro B&B e ristorante a Bastia d’Albenga (SV). Oggi l’attività, ognuna nel proprio ruolo, è in mano a Caterina, Camilla e Carolina, le tre figlie del fondatore Aimone Giobatta e Chiara, sua moglie. Puntano molto sul Pigato che viene proposto in diverse versioni, anche senza solfiti aggiunti (con ottimi risultati) e in versione leggermente macerata sulle bucce

A Ranzo, Comune in provincia di Imperia con circa 550 abitanti e 12 frazioni , sorge l’Azienda Bruna della Sig.ra Francesca e portata avanti insieme al marito Roberto, il quale ci racconta che nel Ponente ligure non c’è in atto uno studio di zonazione. Vorrebbero farlo ma ancora una volta “la burocrazia si mette in mezzo a complicare le cose– esordisce – non è ammesso scrivere il nome del vigneto/comune in etichetta ma lo usano come nome del vino!” Questo penalizza fortemente il vino che non viene associato ad un territorio, magari di eccellenza come è il Ponente, in cui viene prodotto.  Il Pigato rappresenta l’80% della loro produzione vinicola. 

Qui i terreni sono bianchi, marini, ricchi di fossili e argille azzurre che danno molta freschezza e sapidità alla beva

Vermentino 2021 –  vigne di 8/9 anni. Naso vibrante di mare e erbe, fresche, sorso slanciato e sapido, buona beva e pulizia di bocca

Pigato 2021 – Maje’ (muri che reggono le fasce dei terrazzamenti)  – vigne circa 20 anni -Scorza di agrume grattata, erbe, bocca più rotonda e calda, ottima acidità e succo, complessità più marcata

Pigato 2020 Russeghine – “terra rossa” in dialetto terreno argilla rossa e ossidine di ferro e manganese –  Terra di elezione per il pigato, censita fin dal ‘700  – vigne età media 40 anni – quest’anno sarà la 50^ vendemmia. Messo in commercio l’autunno successivo alla vendemmia, il 20% svolte affinamento in botte di legno di rovere francese usata da 12 hl. Naso molto pulito, fiori bianchi freschi, bocca ampia e morbida di erbe aromatiche. Di maggior peso in bocca che emerge dalla terra rossa di argilla, chiude in un finale lieve di liquerizia pulitissimo.

Virando a circa 30 Km da Imperia e circa 10 Km da Pieve di Teco, nel cuore dell’Alta Valle Arroscia arriviamo a Cascina Nirasca per la degustazione dei loro vini e quelli di Tenuta Maffone.

Per Nirasca, i vigneti sono situati tra i 400 e i 500 metri con punte a fino a 800 mt slm. Spicca l’Ormeasco di  Pornassio Superiore 2020, che racconta di intense note di ciliegia croccante, frutti di bosco rossi, amarena in confettura in un sorso freschissimo, dominato da fragranza e succosità.

Tenuta Muffone, a Pieve di Teco, è l’azienda di Eliana Maffone e del marito Bruno Pollero. Lui l’imprenditore, lei il vero motore e cuore dell’azienda.  Grande passione e tenacia e voglia di sperimentare. Ricca la gamma di prodotti, dal Duezerosette spumante rosé metodo classico 72 mesi sui livieti, millesimanto 2015- 100% Ormeasco (in pratica uno Sciac-trà con vendemmia anticipata) alla versione “chinata” passando per Pigato, Vermentino, Ormeasco in rosso, Granaccia e Grappe. Da evidenziare che l’azienda si avvale ancora oggi della consulenza dell‘enologo piemontese Biglino, di 87 anni, pilastro storico della produzione locale.

La Liguria di Ponente non è solo fatta di piccole realtà ma anche di attività imprenditoriali lungimiranti e moderne, come rappresentato dal progetto Peq Agri nato pochi anni fa, ad Andora (SV), amministrato da Marco Luzzati, con la volontà di valorizzare il territorio.

Il gruppo ha rilevato alcuni storici nomi della viticultura ligure: Lupi di Pieve di Teco (IM), Guglierame di Pornasso (SV) e Cascina Praiè che completa l’offerta del giovane e dinamico gruppo con l’ospitalità presso il  Ristorante Vignamare, capitanato dallo Chef Giorgio Servetto (già stella Michelin al Nove di Alassio), situato sotto Terrazza Praié, nel cuore della vigna di Colla Micheri, affacciata sul bellissimo golfo di Andora e l’Agriturismo Peq Agri Resorto di Tovo.

I vini parlano un linguaggio giovane e approcciabile,  nel massimo rispetto della qualità e della storia delle aziende iconiche della produzione ligure che Peq Agri ha rilevato.

Da ricordare, per gli amanti del genere, la Lumassina frizzante Praiè IGT Colline Savonesi rifermentata in bottiglia, fresca e godereccia per combattere il caldo estivo. Notevole in generale la linea Praiè tra Pigato e Granaccia. Ormeasco di Pornassio DOC – Guglierame 2020 colpisce per eleganza e slancio così come il Vignamare Pigato di Lupi assolutamente un grande fuoriclasse.

Tra i piccoli produttori, non si può non citare un nome storico, la Vecchia Cantina Calleri a Salea vicino Savona  (paese dove è nato il pigato) oggi guidata dal figlio di Paola ed Ennio, Filippo,  coadiuvato dalla consulenza, anche qui, dell’enologo Biglino (lo stesso di Muffone).

La produzione pone rilievo su uno spumante metodo classico da uve pigato 100%, millesimato 2018 pas dosé. Dalle vigne più vecchie, è cremoso, agrumato, pulito nel sorso con una chiusura equilibrata tra morbidezza e acidità che richiama la beva. Ottime anche le espressioni ferme di Pigato che rimane, in generale, il lasciapassare indiscusso per aprire le porte ai grandi mercati per la Liguria di Ponente.

Per ulteriori info:

www.viteinriviera.it

info@viteinriviera.it

 

 

Sara Cintelli

Sara Cintelli

Fiorentina DOCG, nata e cresciuta a Firenze, dove ancora oggi vivo e lavoro. Amo il vino, per questo sono qui. E' diventata la mia professione. Ne scrivo, lo cerco e lo racconto, nella mia mai doma ricerca di stupore.

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