La storia del Soave passa da Gini Viticoltori

Gini – Viticoltori dal 1600

15 generazioni di produttori di vino a Monteforte d’Alpone

“Alcuni studi hanno portato alla luce che, in località Contrada Salvarenza, la famiglia Gini possedeva delle terre già dal XVI secolo”, si legge sul sito aziendale.

Orgogiosi di essere tra i più antichi viticoltori nella zona del Soave Classico, Claudio e Sandro Gini oggi conducono unattività che ha radici molto profonde nel territorio di Monteforte d’Alpone. Ma, come vedremo, Gini è anche molto altro.

Claudio ci accoglie in azienda e ci accompagna dentro la storia della sua famiglia.

Viticoltori da 15 generazioni, mica una. Il vino e la terra, la loro terra, ce l’hanno impressi nel DNA, non c’è dubbio alcuno. Il nonno vinificava nella piccola cantina sotto casa e vendeva il suo vino alle osterie della zona, trasportandolo con un carretto “motorizzato” dal cavallo, fino a Verona. Il viaggio della speranza, all’epoca. Il padre di Sandro e Claudio, il Sig. Olinto, ha iniziato ad imbottigliare, inizialmente però senza etichetta, perché voleva capire se i figli avevano intenzione di prendere in mano l’attività e portare avanti il suo progetto. Siamo alla fine degli anni ’70. Da lì a costruire la cantina nuova ed etichettare seriamente, il passo è stato breve. Sandro, il fratello maggiore, è oggi l’enologo dell’azienda; Claudio è specializzato in viticultura. Nel 1981, un professore della sua scuola gli spiega cos’è la Biodinamica, in occasione della visita presso due aziende vinicole, nella zone di Trento e del Garda. Il buondì si vede dal mattino. Oggi i loro figli sono già in pista e si stanno preparando per entrare in attività al momento opportuno, terminati gli studi. Un grande patrimonio che si tramanda ancora, un valore inestimabile di cultura e tradizione, che va a braccetto con l’innovazione.

Claudio e suo fratello hanno mantenuto le vigne vecchie di famiglia, un tesoro piantato dal nonno prima e portato avanti dal padre successivamente. 30 sono gli ettari vitati a garganega a Monteforte (più altri 65 circa coltivati a diverse varietà), dove le piante più “giovani” hanno circa 70 anni, fino ad arrivare a quelle prefillossera, oggi ultra centenarie. Vengono i brividi solo a pensare alla longevità di queste viti. Il Sig. Olinto, lungimirante, ha sempre condotto una coltivazione “naturale”, già in ottica bio quando il biologico, come lo conosciamo oggi, non esisteva ancora. Mai ha voluto usare prodotti chimici, combattendo battaglie con i suoi colleghi produttori, negli anni 60 e 70, quando iniziò il boom dei trattamenti. Questa filosofia è stata trasmessa anche ai figli, che tutt’oggi lavorano le vigne in regime biologico, senza l’uso di alcuna sostanza artificiale.

Rivoluzionaria, l’azienda Gini ha attuato nel 1985 la prima vinificazione senza aggiunta di solforosa, facendo così diventare le proprie uve le assolute protagoniste dei vini. Vendemmia manuale in diversi momenti, in modo da cogliere le uve in perfetto stato di maturazione. Maniacale la selezione del singolo grappolo.

La moderna cantina, sotterranea, è molto ampia e trasmette un fascino unico. Interamente scavata nel tufo vulcanico, su alcune pareti lascia intravedere la tipica roccia nera, inevitabile marcatore dei vini di Soave.

 

A casa Gini l’utilizzo del legno è misurato: solo botti e barrique usate perché il frutto deve rimanere il protagonista indiscusso dei vini. Lunghe soste sui lieviti e affinamenti lenti. Coltivazione tradizionale a pergola veronese.

Una volta seduti al grande tavolo nella sala degustazione, Claudio non si risparmia nel farci conoscere tutta la produzione aziendale.

Si inizia dal primo vino sotto la DOC Soave Classico che, però, vi prego, non chiamatelo “base”!

Soave Classico DOC 2020 – Nasce da una selezione dei diversi cru aziendali, dalla vigne più “giovani” (si parla sempre di 70 anni di età!) e poi assemblati. Solo acciaio. Molto più di un vino semplice, grande bevibilità ed equilibrio in un sorso che rimarca il suolo vulcanico.

La Froscà – Soave Classico DOC 2018 –    La Froscà  ha conquistato Wine Spectator, che lo ha premiato inserendolo nei 100 vini selezionati per OperaWine, il grande evento che vede protagoniste, ogni anno, le migliori etichette valutate dalla prestigiosa testata. Figlio dei filari dell’omonico cru, posti sulla collina situata dietro l’azienda, nasce inequivocabilmente dal terreno ricco di tufo di colore giallo e verde (e dalle vigne di 90 anni, vendemmiate intorno alla metà di ottobre). L’escursione termica marcata completa il quadro produttivo. Fermentazione parte in acciaio e  parte in botti di legno francese, senza solfiti aggiunti. Affascinante come un principe che porta in dono alla sua bella un bouquet invitante, di delicate note fumé, acqua marina e scorza di lime. La bocca è piena come un sole al tramonto, carnosa e materica. E nello slancio finale, una lunghissima scia sapida ti porta oltre l’orizzonte.

Contrada Salverenza “Vecchie Vigne” Soave Classico DOC 2018 –   “La leggenda del nome “Salvarenza” racconta che una giovane di nome Renza, minacciata dai briganti, fu salvata da un nobile cavaliere nel luogo dove si producono le uve di questo grande cru”

L’annata è quella in corso, la 2017 non è stata prodotta.

Cru ultracentenario con vigne prefilloseriche. Basterebbe questo a raccontare la grandezza di questo vino. E’ l’ultimo vigneto ad essere vendemmiato, a fine ottobre. I grappoli sono spargoli, pochissimi gli acini a disposizione. Un gioiello nel bicchiere. Cedro e salmastro, ricordi d’infanzia di gomma profumata. Scattante e salino, tanto giovane il vino, oggi, quanto vecchie sono le vigne da cui nasce. La longevità trova casa qui.

Avevo assaggiato la 2016 qualche mese fa ed era stato un incontro meraviglioso. Claudio ha fatto di più e ci ha aperto una 2010.

L’oro brillante che si posa nel calice illumina occhi e cuore. La tridimensionalità del sorso è unica, travolta da note di pietra focaia, miele, cera d’api, agrumi. L’equilirbio di bocca si culla a lungo nella freschezza infinita che avvolge il palato. Sono riuscita a portargliene via 2. E anche della 2012. E anche della 2013. Che bello!

Nel frattempo, Claudio ci tenta con della soppressa artigianale e del pecorino, ottima e valida scusa per farci assaggiare uno spumante metodo classico. Prodotto in una manciata di bottiglie, blend di Garganega 33%, Chardonnay 33%, Pinot Nero 33%, millesimo 2010 e sboccatura 2021! Camillo è il nome che appare in etichetta. Inutile dire che anche per questo brut la cura nella produzione è immensa. Remuage manuale sulle pupitres e lungo affinamento sui lieviti. Divertente come aperitivo, gustoso a tutto pasto.

Non solo Soave, quindi. La degustazione continua con due referenze che staccano completamente dal resto della produzione:

Sorai 2016 Bianco Verona IGT –  blend composto per la maggioranza da Chardonnay, Pinot Bianco e Riesling Renano da vigne “alte” (“sora” in veneto significa sopra), poste a 500 mt s.l.m, viene vinificato per il 60% circa in acciaio e il resto in botti da 228l.  Struttura decisa, ricco di carattere che non tralascia l’eleganza. Tutto ricorda il giallo calore estivo: i sentori di frutti polposi maturi di pesca gialla e fiori selvatici, accompagnati dalla fresca nota sapida in bocca. Il sorso è rotondo e persistente.

A ruota segue Maciete fumé 2016 – Sauvignon Veneto IGT – il nome indica una piccola macchia, piccolo appezzamento di terreno, tradotto dal veronese stretto. Un vino prodotto in quantità limitata, sprigiona carattere spingendo su fresche note di erbe aromatiche e ricordi fumé (nomen omen), verniciando il palato di pennellate sapide e gustose. Per veri appassionati!

Si passa ai Rossi.

Campo alle more 2016 – Pinot Nero Veneto IGT – La coltivazione si sposta sul guyot, in vigne più giovani (circa 30 anni) e che, manco a dirlo, si affacciano su campi di more di rovo. Un vino che mette in primo piano il frutto e la sua succosità, sia al naso che al palato. Interessante da riassaggiare tra un paio d’anni per scoprirne l’evoluzione.

Gini possiede delle terre e un’azienda anche sulle colline della Valpolicella est, tra Campiano ed il Monte Mirabello (nel comune di Cazzano di Tramigna, Verona). La Tenuta Scajari si trova ad un’altitudine tra i 400 e i 600 mt s.l.m., quota estrema per la zona. Il terreno è principalmente argilloso con affioramenti di roccia vulcanica.

Qui nascono gli altri vini rossi di Gini, ricchi di carattere e di storia. Le vigne sono più giovani rispetto a Monteforte, ma si parla sempre di 15 anni minimo.

Valpolicella Superiore DOC – Le Mattoline 2013 – Blend storico della denominazione, con prevalenza di uve Corvina. La metà svolge un appassimento fino a 40 giorni. Il colore rubino profondo preannuncia complessità olfattiva e gustativa, infatti si ritrovano immediatamente note di frutti di bosco maturi e spezie delicate, ricordi di cioccolato e liquerizia. Un potenziale di invecchiamento notevole, sorretto da una bella acidità.

Amarone della Valpolicella DOCG Riserva 2010 Scajari – i terreni in cui crescono le vigne di Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta che danno vita all’Amarone Scajari, sono rappresentati da pietre e strati minerali differenti. Appassimento delle uve per circa 4 mesi. Ne deriva un vino potente e complesso, longevo all’infinità e che oggi dimostra tutto il suo carattere, svelandosi un po’ alla volta. I primi mesi li passa in acciaio a temperatura controllata, poi resta per 5 anni in legno: una parte in botti di rovere francese da 25 hl e una parte in pieces da 228 L, a contatto con i propri lieviti.  Almeno 6 i mesi di bottiglia che precedono la messa in commercio di questo Amarone. Intenso di sentori balsamici, spezie e frutti neri in confettura. Liquerizia e cacao emergono poco a poco e abbracciano l’olfatto. In bocca è solido, circolare nel sorso strutturato e sfaccettato, come aprire una porta dietro l’altra di un labirinto infinito. Trovi l’uscita guidato da sapori che si rincorrono: marmellata di amarena e susina nera, more selvatiche, cioccolato, pepe. Chiudi l’ultima porta con la rinfrescante nota di erbe mediterranee (timo, rosmarino selvatico) ma ti rendi conto che il sorso non finisce mai. Previsione longevità: 100 anni!

Finale in dolcezza. Si torna in Soave, con il Principe Recioto. Non bevo spesso vini dolci e, a volte, me ne pento. Ma qui ho rimediato.

Due le referenze firmate Gini.

Recioto di Soave Classico DOCG Col Foscarin 2013 – tutta la famiglia Gini mette il proprio contributo nella scelta dei singoli grappoli aggrediti (ma forse sarebbe meglio dire “accarezzati”) dalla muffa nobile. Le vigne sono quelle di prima, di 70 anni. Le uve di garganega vengono appese in locali finestrati, dove l’aria naturale circola costantemente e permette un lento ed omogeneo appassimento. Per circa 5 mesi, le uve vengono controllate con cura ogni giorno. 150 gr/l circa di residuo zuccherino, integrato in modo certosino. Il colore è ambra scintillante, una pietra preziosa allo stato liquido. Dominano la suadenza della noce sgusciata e dei fichi secchi, il miele e gli agrumi canditi. Slanciatissimo il sorso, acidità spiccata e dolcezza delicatissima. Chiude in un finale lungo, equilibrato e luminoso come le serate di tarda primavera.

Recioto di Soave Classico DOCG  – Renobilis 2013 – qua la selezione si fa maniacale. Prodotto solo nelle annate davvero speciali, circa una volta ogni 5 vendemmie. Scelta manuale del singolo acino. Fermentazione alcolica lentissima, di diversi mesi, del pochissimo mosto ottenuto dalla spremitura delle uve. Questa volta è vero che tutto quello che luccica, è oro. Oro intenso nel bicchiere, una consistenza che fa girare (lentamente) la testa. Un’esplosione di aromi inonda il fortunato degustatore, dei più caldi e svariati si possano accostare ad un nettare così prezioso.  Frutta essicata, frutta secca, spezie dolci e piccanti…l’elenco potrebbe andare avanti in mille descrittori ma ciò che conta è la grandezza di questo vino, che conquista ogni sorso e scalda le emozioni. 0,375 l di pura tradizione e godimento.

Ancora grazie a Claudio Gini per la splendida esperienza, i racconti, gli assaggi importanti e, come sempre, prima di tutto, per il tempo che ci ha dedicato. Una grande pietra miliare nella produzione veneta e, più nello specifico, nella denominazione del Soave.

 

 

Sara Cintelli

Sara Cintelli

Fiorentina DOCG, nata e cresciuta a Firenze, dove ancora oggi vivo e lavoro. Amo il vino, per questo sono qui. E' diventata la mia professione. Ne scrivo, lo cerco e lo racconto, nella mia mai doma ricerca di stupore.

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