Poggio Torselli: 600 anni di storia che guardano al futuro

 

Arrivare a Poggio Torselli, in località Scopeti- San Casciano in Val di Pesa (FI), cuore del Chianti Classico, e varcare il cancello che precede il lungo viale alberato, circondato dai tipici ciprissi toscani, ha un che di magico. Percepisci fin da subito che non stai andando a visitare (non solo, almeno) un’azienda vitivinicola, ma stai per iniziare un percorso attraverso un pezzo di storia.

Alcune mappe di fine ‘400, ritrovate nella tenuta, raccontanto che gli appezzamenti in cui sorge la villa erano già stati delineati come li conosciamo oggi: la sua struttura originaria era quella. Già nel 1427 la zona era stata indicata come “Poggio Torselli”.

L’attuale proprietà, con la passione per l’agricoltura (la famiglia Zamparini, friulana, guidata dal Sig. Maurizio, imprenditore ed ex proprietario del Palermo Calcio, e dalla moglie, la Sig.ra Laura, che si occupa da 30 anni di agricoltura naturale) ha acquistato la tenuta nel 1999, allora completamente abbandonata. Un importante processo di restauro ha riguardato tutta la villa, riprendendo i vecchi progetti esistenti, mantenendo lo stile originario, tanto che passeggiando al suo interno si ha la sensazione di trovarsi in un bellissimo museo o di vivere, per un istante, nel Rinascimento toscano. In verità è, oggi, a tutti gli effetti, un’abitazione privata e non viene aperta al pubblico per eventi o cerimonie. E’ anche dotata di una deliziosa cappella, consacrata, costruita a fianco della villa da Simona Di Lorenzo, facente parte della famiglia Macchiavelli (all’epoca proprietaria della tenuta). Nel ‘700, Giovan Battista Corsini, uno degli eredi, rade al suolo la villa per ricostruirla completamente, così come la vediamo oggi. L’impronta che sceglie di dare alla nuova costruzione è quella delle quattro stagioni, rappresentate da statue, mezzi busti, affreschi e decori, posti dentro e fuori dalla villa. La spettacolare costruzione è composta da 3 piani, 40 stanze di cui 9 camere da letto, 8 bagni, un salone delle feste con ballatoio e un giardino all’italiana con attigua limonaia.

Gli ettari totali sono 42, di cui 22 a vigneto più 2 in fase di reimpianto. Circa 70% è dedicato al Sangiovese. Inoltre, si coltivano Pugnitello, Caberner Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot. Un solo ettaro è impiantato a vitigni bianchi: Chardonnay, Sauvignon Blanc, Traminer aromatico. L’unico autoctono toscano bianco, il Trebbiano, è destinato solo alla produzione di Vin Santo. All’acquisto della proprietà, la famiglia Zamparini ha effettuato il totale reimpianto dei vigneti, che si è protratto fino al 2005 ed è stata poi avviata una forta attività di zonazione delle vigne. La produzione, al momento, non evidenzia però singoli cru tra le referenze, eccezion fatta per la Gran Selezione. L’oliveta è invece rimasta intatta, mantenendo le cultivar già presenti (leccino,moraiolo, frantoio, pendolino) ritrovate in perfette condizioni qualitative.

Accompagnata dal giovane enologo dell’azienda, Eduardo Colapinto, anche lui friuliano, saliamo sul suo pick up e facciamo un lungo percorso in mezzo alle vigne, dove mi spiega la sua filosofia di vino. Favorire un’agricoltura sostenibile, rispettosa del luogo e di chi lo abita. L’obiettivo è quello di rendere i terreni sani e vitali al massimo, unendo il lavoro dell’uomo a quello che la Natura fa già da sé, in ogni stagione. Ciò significa che Poggio Torselli è in regime di agricoltura Biologica dal 2017 e coltiva i propri vigneti secondo i dettami della Biodinamica. 11 i differenti vigneti evidenziati dalla zonazione aziendale. Il Vigneto Scopeti, il primo che incontriamo, in cima alla collina, da cui inizia la proprietà, si trova a 280 mt slm. Girando per i vari appezzamenti, Eduardo mi mostra le differenti tipologie di terreno che, anche all’interno della stessa vigna, possono essere diversi tra un filare e l’altro o, addirittura, anche a distanza di pochi metri: strati calcarei, alcune zone molto simili al flysch friuliano. Ancora, terreni ferrosi, ricchi di argille più pesanti, rosse, con maggiore presenza di umidità del terreno.

Ci spostiamo poi in cantina, dove, passando dalla zona di vinificazione in vasche d’acciaio, utilizzate per la produzione di tutti i vini (con lieviti indigeni), si accede alla cantina di affinamento. Grandi botti di rovere di Slavonia da 15 hl ospitano il Chianti Classico e la Gran Selezione. Per la Riserva, invece, si preferiscono botti di rovere francese da 225 a 1500 litri.

L’assaggio da botte – momento sempre emozionante – è una sorta di “lettura del futuro” di quello che sarà il vino di domani, oggi “atto a divenire…”. In questo caso, abbiamo assaggiato i Sangiovese proventienti dai vigneti Scopeti e Villa destinati alla produzione di Chianti Classico annata 2019.

Il primo campione si è presentato con un’identità già più definita rispetto a ciò in cui potrà trasformarsi: dimostrava già le caratteristiche di un Chianti Classico d’annata, ruggente ma equilibrato, con il frutto in evidenza e la freschezza a sostenere il sorso. Il secondo, più timido, marcava il palato ancora molto sbilanciato sull’acidità, con evidente bisogno di riposo e distensione. Ma passiamo ora alla degustazione dei vini e dell’Olio EVO DOP del Chianti Classico.

tasting

Iniziamo dalle tre IGT Toscana della gamma “Bizzarria“: un omaggio al rarissimo agrume presente nel giardino delle villa (Citrus Aurantium). Una volta conosciuto come l’agrume dei Medici, si tratta di un ibrido fra limone, cedro e arancio amaro, il cui frutto è caratterizzato da strati alternati di rugosità e colori tipici della buccia degli agrumi.

Bizzaria Bianco 2019

IGT Toscana Bianco – Bizzarria 2019Chardonnay, Sauvignon Blanc (in maggioranza) e Traminer aromatico (per questa 2019 ma, in generale, non c’è indicazione precisa delle percentuali utilizzate, ogni annata ha le proprie peculiarità e il blend può variare a discrezione diell’enologo) . 2000 bottiglie prodotte. 11 mesi circa in acciaio e poi bottiglia. Paglierino con riflessi dorati netti, è un giallo luminoso e acceso, limpidissimo. Note fresche di erbe aromatiche classiche (che ritroviamo anche nel giardino all’italiana) e, manco a dirlo, sentori agrumati che evidenziano la freschezza anche al sorso. La sapidità spicca con piacere, chiude con una lieve nota fumé, in una buona lunghezza finale.

Bizzarria Rosato 2019

IGT Toscana Rosato – Bizzarria 2019 – 100% Pugnitello. Sorprendente, un rosato da questo vitigno in purezza non è poi così frequente, io almeno non ne ho assaggiati molti. Anche qui, ad onorare il nome, l’agrume, ‘sta volta in rosa, la fa da padrone. Sia al colore che all’olfatto ti riporta subito al pompelmo rosa, unito ai classici frutti rossi piccoli e croccanti di fragolina di bosco, ribes e lievi richiami vegetali. Una struttura definita, dal sorso fresco e con un finale che torna sull’agrume. Un gran bel rosato gastronomico.

Bizzarria Rosso 2018

IGT Toscana Rosso Bizzarria 2018100% Sangiovese. Dal rubino vivace, floreale di viola, rosa rossa. La ciliegia nera matura intercettata all’olfatto, si ritrova anche in bocca, dove si incontra con un tannino vivo, in un sorso dinamico dal finale leggermente amaricante. Decisa la freschezza che fa apprezzare questo giovane Sangiovese, consosta sulle bucce per circa 20 giorni, frequenti i batonnage, in acciaio per la maggior parte, più una piccola selezione all’interno di barrique esauste.

Chianti Classico DOCG 2016

Linea Chianti Classico – tutte e tre annata 2016, tutte e tre 100% Sangiovese

Chianti Classico DOCG – Il primo in lista risulta un pochino chiuso, forse a causa della temperatura leggemente troppo bassa, ma dopo qualche minuto, si mostra nel suo carattare sanguigno, dal rubino intenso e denso, dalla trama tannica graffiante come il sangiovese sfodera fiero. Rimandi di mora in confettura, ciliegia sotto spirito ed erbe mediche. Fermantazione alcoolica in acciaio, malolattica in legno con affinamento di almeno 12 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia, come detto prima.

Chianti Classico Riserva DOCG 2016

Chianti Classico Riserva DOCG – Come anticipato, la malolattica avviene anche qui in legno ma l’affinamento raddoppia con minimo 24 mesi e in botti di rovere francese di diverse capacità. Si mostra fitto nella trama, impenetrabile agli occhi. Sprigiona intenso la complessità olfattiva di frutti scuri maturi, fiori appassiti ed essiccati. Entra dritto in un sorso salino e fresco, avvolgendo il palato con tannini ben fatti ed integrati che sorreggono la struttura del vino in un elegante equilibrio di bocca. Lunga vita davanti a sé, grande assaggio da gustare anche oggi. In confidenza, il mio preferito.

Chianti Classico Gran Selezione DOCG 2016

Chianti Classico Gran Selezione DOCG – Le uve per questa bottiglia top di gamma provengono dal vigneto Montecapri, circa 15 anni età e dal suolo argilloso riccho di substrati marini di marne, alternati a strati calcarei. Rosso rubino intenso e fitto. Spiccano subito all’esame olfattivo le note terziarie in evoluzione: tabacco, spezie dolci, note balsamiche. Entra rotondo e caldo, bilanciato da una freschezza gustativa che slancia il sorso e lo sostiene in lunghezza. Sicuramente da riassiaggiare tra 5-6 anni per poterne godere appieno ogni sfumatura.

lineup
Olio EVO DOP

Last but not least: Olio Extra Vergine DOP del Chianti Classico – Un piacere unico per occhi, naso e palato! Splendido il colore giallo dorato con riflessi verdognoli. Caratteristici intensi sentori di carciofo ed erbe mediterranee per un gusto pulito e vivace, quasi solido. Ottima la persistenza su richiami leggermente amarognoli e piccanti. DELIZIOSO!

Un grazie immenso a Gloria, Cristina ed Eduardo per avermi mostrato questa splendida realtà, dove si percepiscono subito e in maniera profonda l’impegno e la passione di tutte le persone che lavorano qui. Fanno parte di un bellissimo progetto che ha tanto da raccontare e da sviluppare in futuro, appena sarà possibile riprendere tutta l’attività enoturistica e di accoglienza. Le persone fanno la differenza, sempre e in ogni situazione. A presto!

Per ulteriori dettagli www.poggiotorselli.it

Sara Cintelli

Sara Cintelli

Fiorentina DOCG, nata e cresciuta a Firenze, dove ancora oggi vivo e lavoro. Amo il vino, per questo sono qui. E' diventata la mia professione. Ne scrivo, lo cerco e lo racconto, nella mia mai doma ricerca di stupore.

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