Rottensteiner: dal 1956 una storia di famiglia in terra alto atesina

Rottensteiner racconta la sua storia di famiglia alto atesina dal 1956,   rappresentando un caposaldo della viticoltura di Bolzano e provincia

Legata da più di 500 anni alla terra e alla vigna (documenti scritti testimoniano che la famiglia Rottensteiner lavora da sempre con l’uva e con il vino), esprime nei vini le forti radici con il proprio territorio e la tradizione vitivinicola: una splendida eredità che ogni generazione continua a tramandare ai propri eredi, portando avanti la storia aziendale.

Il racconto più recente ha inizio con il nonno Hans, quasi settant’anni fa. Hans era ambizioso e aveva un sogno: fondare la propria cantina e realizzare il suo vino. Al tempo possedeva solo tre ettari di vigneti di proprietà, così ha iniziato a prendere accordi con alcuni contadini delal zona per acquistare le loro uve. Un rapporto di fiducia che continua tuttora, rimasto quasi del tutto invariato da oltre sessant’anni. Una cooperazione che identifica la cantina Rottensteiner come punto di riferimento per tante piccole realtà vinicole a conduzione familiare. Infatti, molti dei conferitori attuali, sono figli e nipoti di quelle persone che iniziarono la collaborazione con Hans negli anni ’50.

Hans Rottensteiner fondò l’omonima cantina nel 1956, iniziando con la vendita di vino sfuso in Svizzera. La vera svolta arrivò negli anni ’80 quando, grazie all’ingresso in cantina del figlio Toni, la produzione si è concentrata su vini in bottiglia e successivamente, nel 2001, l’arrivo in azienda del nipote Hannes ha portato un ulteriore supporto all’attività di famiglia. Oggi Hannes e la moglie Judith dirigono insieme la cantina, sostenuti dagli altri membri della famiglia, trasmettendo la passione e l’autenticità che li contraddistinguono.

In occasione di una recente trasferta in Alto Adige, ho avuto l’occasione di passare un po’ di tempo in compagnia di Judith, godendo della squisita ed accogliente ospitalità di famiglia. Dormire nel loro maso (costruzione tipica alto atesina) in una posizione incantevole, che domina la vallata di Bolzano, è stato come viaggiare nel tempo o sentirsi, per un giorno, in vacanza dall’altra parte del mondo! Sì, perché l’Alto Adige è un posto fuori dal mondo, nell’accezione più bella del termine.

Per non parlare della colazione in camera: la sera si sceglie da un menù quello che si preferisce trovare nel cestino il mattino seguente e  che sarà depositato all’interno di un mobiletto in legno, posto fuori dalla stanza. Deliziosa l’idea e ampia la selezione di prodotti tipici golossissimi!

I vigneti di famiglia si aggirano su circa dodici ettari vitati, suddivisi in 5 masi gestiti dai familiari di Hannes e Judith. La produzione viene integrata con le uve provenienti da 45 masi della zona (per circa 60 ettari) tutte piccolissime realtà, dislocate nei dintorni di Bolzano, che contano un pugno di ettari ciascuna, dove l’amore per la terra e l’attenzione maniacale alla qualità vanno a finire soltanto nei vini di Rottensteiner. Ogni maso racconta la propria storia e rappresenta un ruolo chiave nella sua particolare unicità.

La scelta, fin dall’inizio, è stata quella di concentrarsi sulla tipicità, puntando sulla migliore espressione delle varietà del territorio: il Lagrein e il Santa Maddalena. I vitigni crescono sul porfido, terreno tipico dell’Alto Adige: questa pietra rossa non solo ha dato origine al cognome della famiglia – ROTER STEIN significa, appunto, pietra rossa – ma caratterizza in modo determinante i vini.

Judith mi ha accompagnata a visitare due dei masi che conferiscono loro le uve, da generazioni, e che hanno iniziato la collaborazione con la famiglia Rottensteiner fin dagli albori, con il fondatore Hans.

Il primo maso che visitiamo è Nussbaumerhof ad Appiano, proprietà di Michael Plattner che, insieme alla moglie e alla famiglia, coltiva principalmente Sauvignon Blanc e Pinot Nero. I vigneti qui, diversamente rispetto agli altri territori, crescono su terreno calcareo. L’atmosfera accogliente e familiare si respira fin dal primo passo che faccio nella vigna di Michael: un po’ timido lui (parla quasi nulla di italiano) Judith fa da interprete per me dal tedesco, ma si capisce che tiene molto al suo lavoro ed è fiero di mostrarmi come conduce la sua piccola vigna, sorvegliata dallo splendido, storico maso di famiglia.

Passeggiare per queste vigne è oltremodo rilassante ed emozionante. Ognuna di esse è coltivata solo a vitigni particolarmente adatti a crescere in queste micro zone e quando poi ti siedi su una terrazza panoramica, vista vigneto, a degustare i vini che nascono proprio davanti a tuoi occhi, capisci che la terra ha restituito i suoi frutti in maniera straordinariamente coerente.

Le uve di Michael producono il Sauvignon Blanc di Rottensteiner ed il Pinot Nero. Dall’annata 2018, una parte accuratamente selezionata, finisce nella Riserva Select del Pinot Nero (Alto Adige Riserva DOC) che svolge un affinamento in barrique francesi.

A cena in un elegante e contemporaneo ristorante di Bolzano, degustiamo i due cru di Schiava: Kristplonerhof e Premstallerhof.

Il primo, Alto Adige DOC, è uno dei vini più storici dell’Alto Adige e si trova a Guncina, sui pendii del Monzoccolo, con esposizione a sud-est e terreni porfidici. È il maso di nascita della moglie di Toni Rottensteiner, Rosa, che nel frattempo è passato in gestione alla figlia Evi. Molto apprezzato dai più per la sua bevibilità e freschezza (solo acciaio) e di media struttura. Anche il secondo ricade sotto la DOC Alto Adige, ma è un Santa Maddalena Classico che prevende la possibilità di aggiungere alla Schiava una parte di Lagrein (qui presente per circa il 7%). Il maso si trova ad un’altitudine tra 400 e 500 mt s.l.m. ed è sicuramente uno dei più grandi masi della zona, ma anche uno dei migliori dal punto di vista qualitativo, completamente coltivato in biondinamica. I terreni, sciolti e porfidici, attribuiscono eleganza al vino che fermenta in acciaio, mentre una piccola parte svolge affinamento in botte di rovere. Seppur in minima percentuale, l’accenno di Lagrein conferisce quel pizzico di struttura e volume pieno e rotondo, tipici del Santa Maddalena.

Il giorno seguente, appena terminata la ricca colazione di cui sopra, ci spostiamo in un altro maso posto di lì a pochi chilometri, nel piccolo paesino di San Genesio. Tollhof è il maso con agriturismo di Klaus e Maria Luise Pircher. Qui si produce Pinot Bianco, da cui nasce il Carnol di Rottensteiner, da circa un ettaro. La resa si aggira sugli 80-90 q/ha.  Klaus ha apparecchiato un tavolo sotto un ombrellone bianco, in mezzo alla vigna, dove ci aspetta per una seconda, ricca colazione a base di salumi e crostini e un calice di Pinot Bianco. Sono le ore 9:23 del mattino e la mineralità spiccata e l’intensità prolungata del sorso di Carnol, sembrano essere, senza averlo minimante immaginato, quello che ci voleva in quel momento. La sensazione, complice il meteo perfetto (sole, cielo azzurro limpido e brezza carezzevole) è di essere in vacanza. Thanks God!

L’aspetto non scontato di una grande azienda come Rottensteiner, la cui produzione annua totale si assesta su circa 500mila bottiglie, è che questo numero è dato dalla somma di tante piccolissime produzioni. Ciò può far trarre solo un’unica conclusione: estrema attenzione alla qualità con risultati eccellenti in bottiglia.

Facciamo poi un passaggio nella cantina di Rottensteiner. La sede si trova a Bolzano, ai piedi della collina dove è ancora presente il primo maso acquistato dal nonno Hans. All’inizio era quasi tutta Schiava, vitigno molto diffuso in passato in Alto Adige, che è stato poi abbandonato dai più perchè poco produttivo. Negli ultimi anni, invece, c’è stata una controtendenza e in tanti l’hanno ripristinata o ripiantata, riportandola a ruolo di co-protagonista del territorio tra i vini rossi, a fianco di Lagrein e Pinot Nero, vitigni molto importanti per Rottensteiner.

Mi accomodo nella luminosa e accogliente sala degustazione e Judith mi fa assaggiare una parte della produzione (escono con 24 etichette in totale), cominciando dal Pinot Bianco “d’ingresso” (20mila bottiglie circa), annata 2021, che segue una lavorazione quasi identica al Carnol ma si differenzia per un’inferiore persistenza sapida al sorso. Inoltre, è destinato ad un consumo entro 2-3 anni dalla messa in commercio. Il porfido dei terreni denota nei vini proveniente dai diversi appezzamenti intorno a Bolzano, in generale, un’intensità meno marcata al naso, ma regala ricchezza di bocca in volume e sapidità, riscontrate infatti nella Selezione Carnol, prodotto in appena 7mila bottiglie.

Il Muller Thurgau Alto Adige DOC 2021, nato dall’incrocio di Riesling e Gutedel e qui rappresentato da 18mila bottiglie, parla di fiori bianchi freschi e accenni di melone bianco, succoso e croccante  porta il sorso verso un dinamicità di bocca che chiama l’aperitivo al tramonto su queste splendide vallate verdi.

Gewurztraminer Selezione”Cancenai” Alto Adige DOC 2021 (2,5 mila bottiglie) proviene da uno storico conferitore. Le vigne sono a Termeno, poste a 450 mt s.l.m. su terreni ricchi di limo, calcare e sabbia. Una leggera nota fumé con sfumature di miele e frutti freschi marca l’olfatto in punta di piedi, nessuna spinta aromatica eccessiva. Completa con un beva slanciata e fresca. Un modo efficace per farmi tornare ad apprezzare il Gewurz, che da tempo avevo meno preferito, in generale, tra i bianchi della zona.

Lagrein rosato Alto Adige DOC 2021 (8/10mila bottiglie) già dal colore cerasuolo si capisce il marchio di fabbrica del Lagrein: il colore infatti è dell’uva appena pressata, nessun contatto con le bucce. Vino gastronomico, versatile, ricco di frutti rossi e di bosco, materia e struttura accennata da un filo di tannino che non guasta il sorso

Capitolo a parte per la riserva. Lagrein Select Alto Adige DOC 2018 frutto di tre micro appezzamenti, sempre su porfido. Il Lagrein ha bisogno di terreni umidi e di calore per dare il meglio di sé. Nasce in una zona in cui il fiume Adige e il torrente Talvera si incrociano a Bolzano (città molto calda d’estate), creando così il clima ideale per il suo corretto sviluppo. Nell’area di Bolzano solitamente regala sentori terziari dolci e balsamici come cioccolato e  liquerizia. Scendendo più a sud, verso Termeno, vira su note più rustiche. Mediamente ha una resa di circa 80 q.li/ha ma per questa riserva si scende a 60. E’ un vitigno “ribelle”, va saputo tenere a bada altrimenti rischia di produrre troppo. Fermenta in cemento e riposa un anno in barrique, per concludere l’affinamento in botte grande di rovere. Circa 18mila le bottiglie prodotte. Caldo e accogliente, robusto ma discreto, la sua presenza si nota ma senza ostentazione. Classe e tanti anni davanti a sé.

Cabernet Riserva Select Alto Adige DOC 2018  600 bottiglie soltanto per questo blend di Cabernet Sauvignon e Franc da un vigneto di 60 anni del nonno di Hannes, a Vanzolo (BZ).  Cioccolato, alloro e  frutti neri in concerto all’unisono all’interno di una trama tannica ben delineata e fine.

Si chiude in dolcezza con l’Alto Adige Gewurztraminer Passito DOC Cresta 2019 Le uve vengono raccolte un giorno prima della vendemmia classica e appassiscono lentamente su graticci per 6 mesi senza alcuno sbalzo termico, in modo completamente naturale ed entreranno in 2500 bottiglie appena. In etichetta è riportata la pergamena del contratto di vendita del maso Kristploner, risalente all’anno 1769. 230 gr/l di residuo zuccherino amalgamati in modo equilibrato, sfuggendo ogni sensazione di stucchevolezza, grazie alla spiccata acidità (8 g/l). Miele, cera d’api, albicocche essiccate, uva passa e camomilla. Ricco al naso, generoso sul palato.

Grazie Judith e grazie Rottensteiner per la bellissima esperienza!

Per ulteriori info e curiosità: https://www.rottensteiner.wine/it/

Sara Cintelli

Sara Cintelli

Fiorentina DOCG, nata e cresciuta a Firenze, dove ancora oggi vivo e lavoro. Amo il vino, per questo sono qui. E' diventata la mia professione. Ne scrivo, lo cerco e lo racconto, nella mia mai doma ricerca di stupore.

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